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logo comunità NazarethLa comunità Nazareth storicamente è nata come comunità di accoglienza. Due termini che tracciano un progetto: la comunità come esperienza per vivere la normalità del quotidiano in forma diversa, in particolare praticando la condivisione (delle relazioni, dell’economia, della dimensione abitativa…) e l’accoglienza come forma concreta di apertura alle persone maggiormente provate da situazioni di marginalità – per 15 anni - soprattutto giovani tossicodipendenti. La comunità ha vissuto cercando continuamente una sintesi e una contaminazione costante di questi due aspetti, cercando di elaborare l’esperienza perché diventasse progetto e progetto spendibile per le persone. Ed è stato così.

Una “diversa normalità” è stato un sogno – che continua anche oggi – e che nel concreto ha permesso anche alle realtà familiari di rispecchiarsi e riconoscersi. Le famiglie di accoglienza sono queste “scommesse” domestiche e feriali
dentro alla complessità della convivenza sociale.

Dentro a questo percorso oggi, un passaggio ulteriore è rappresentato dalle comunità di vita, come evoluzione e sviluppo dell’identità precedente e sforzo creativo di immaginare forme inedite. I dati più significativi si riferiscono alla possibilità di:

• articolare l’esperienza di comunità a seconda dei bisogni delle persone e quindi a modalità di appartenenza diverse (ospitalità, accoglienza, esperienze a termine, sperimentazioni personali…);
• sperimentare forme di vita comunitaria tra coppie. L’esperienza della comunità La Pèta a Costa Serina è una parabola di questo progetto;
• sperimentare forme di vita comunitaria con la presenza in comunità di coppie e famiglie.

Se il sogno non è un’idea astratta ma è un piccolo seme che cresce nel cuore delle persone, allora si può dire che il sogno è già in atto.
Attualmente fanno parte della comunità 30 persone: sei famiglie, con i loro otto figli e dieci persone singole.

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